LA SS 106 STRADA DELLA MORTE NON SOLO PER GLI INCIDENTI STRADALI MA PER L'IMPERIZIA DI QUALCUNO CHE SPARA PER DIVERTIMENTO - GIUSEPPE PRANTERA IN COMA PER LA LEGGEREZZA DI UN GIOVANE CHE TIRA AL BERSAGLIO.... SBAGLIATO





di Pasquale Loiacono

MIRTO CROSIA – Una tragedia che sembra mutuata dallo stile made in Usa.
Ma quaggiù siamo in Calabria, provincia di Cosenza, sulla statale jonica 106, più nota come la strada della morte, a Mirto, la popolosa frazione marina di Crosia.
Un uomo di Rossano, Antonio Milieni, 34 anni, proprietario del fondo dal quale sono partiti i proiettili, armato di una pistola Beretta 92, detenuta per solo uso sportivo, decide di esercitarsi al tiro al bersaglio e semina terrore, ferendo gravemente il giovane Giuseppe Prantera, 32 anni, del luogo.
Le 8 sono trascorse da pochi minuti; le consuete attività si rianimano.
Sulla statale fervono i lavori di bitumazione a cura dell’Anas, per cui il traffico, consistente a quell’ora, è disciplinato a senso unico alternato.
In coda, aspettando il maledetto “verde”, c’è anche Giuseppe Prantera, 32 anni.
Un sibilo, improvviso e letale: Giuseppe si accascia sul sedile; ha un foro nella tempia sinistra ed è riverso in un lago di sangue.
In “coda” c’è una pattuglia dei carabinieri di Calopezzati; il comandante, Ettore Caputo, intuisce che qualcosa non va; indossa il giubbetto antiproiettili ed invita tutti gli occupanti dei mezzi in attesa a ripararsi.
Il comandante Caputo, eroe senza clamore, con quel gesto altruista, derivante certamente da un alto senso del dovere e di responsabilità, salva la vita a tante altre persone, perché intanto, l’anonimo, involontario cecchino continua a sparare.
È sempre Caputo a chiedere soccorsi: codice rosso.
Ma l’ambulanza, in questa terra sciagurata, nonostante il breve percorso, da Rossano a Mirto ci sono poco più di 10 chilometri, arriva dopo 40 minuti: un tempo interminabile per chi lotta tra la vita e la morte.
Nel frattempo giungono le forze dell’ordine che risalgono la breve collina dalla quale sarebbero partiti i colpi, mentre arriva pure un elicottero dell’ottavo Elinucleo di Vibo Valentia e si inizia una gigantesca caccia all’uomo: si pensa, legittimamente, al gesto disperato di un folle.
Giuseppe, dopo esser finalmente trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Rossano è trasferito in eliambulanza presso il reparto di neurochirurgia dell’”Annunziata” di Cosenza ove è operato d’urgenza: le sue condizioni, al momento di andare in stampa, restano gravissime.
Alcuni testimoni ci dicono “Avevamo sentito intorno alle 7 gli abituali colpi di fucili dei cacciatori, senza farci caso più di tanto. Ma i boati di un’ora dopo hanno tutto un altro sentore. Intanto alcuni proiettili ci sono letteralmente passati sul capo: ne abbiamo contati almeno una decina”.
Che non si tratti di un regolamento di conti maturato nella criminalità organizzata è scontato, e dunque l’asse delle indagini si sposta dunque sul versante della casualità, e le meticolose investigazioni giungono a termine quando, dopo estenuanti ricerche e riscontri, supportate da certosine risultanze balistiche e scientifiche, i carabinieri, individuano il punto esatto dal quale sono stati esplosi i proiettili fatali.
Risalire al Milieni non è stato, a questo punto, complicato.
Avrebbe sparato almeno 25 colpi di pistola.
"Mi allenavo - ha ammesso - ma sparavo a un bidone. E' stato uno sbaglio".
A casa sua i militari del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Cosenza e gli uomini della compagnia di Rossano hanno trovato molte munizioni, un fucile di precisione calibro 328 e due fucili da caccia.
Ora il Milieni, associato alle carceri rossanesi, dovrà rispondere per porto illegale di armi da fuoco e lesioni gravissime.




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