Cariati ospita gli immigrati con generosità






Leonardo Rizzo CARIATI – Cariati ospita tanti immigrati che provengono quasi tutti dai paesi dell’Est e pochi dall’Albania e dal Marocco. Chi è "sbarcato" a Cariati ha saputo, con molta discrezione inserirsi nel tessuto sociale, trovarsi un lavoro ed una casa. Mentre alcune ragazze convivono con giovani di Cariati c’è chi è riuscita anche a sposarsi. "Sono felicemente sposata con un ragazzo di Cariati e mi sono integrata nel tessuto sociale locale con facilità". Così dice Elena Faina 34 anni nativa di Bucarest, da 12 anni in Italia, da sei a Cariati, sposato con Pino Caligiuri che gestisce un distributore di gas alla periferia di Cariati. "Del mio paese mi manca la tradizione della vigilia di Natale, la cucina e la nostalgia dei miei familiari anche se ho l’opportunità di tornare almeno due volte l’anno nel mio paese natio per rivedere i miei cari, per il resto sono contenta di lavorare con mio marito e dell’accoglienza ricevuta dalla sua famiglia". In Piazza dei 500, luogo dove i cariatesi s’incontrano i giorni di festa, conosciamo tre giovani provenienti da Sentori (Albania): Giuseppe, 31 anni, sposato, con un figlio nato a Cariati, il fratello Pietro, 28 anni, anche lui sposato, e Jimmi 21 anni, cugino dei due. I tre albanesi lavorano sin dal primo giorno in cui hanno messo piede a Cariati, vivono con le famiglie in casa d’affitto e dichiarano di trovarsi bene a Cariati. "Non nascondiamo – ci dicono in coro – che i nostri genitori ci mancano molto. Avremmo voluto trascorrere questo Natale con i nostri cari, purtroppo ci siamo accontentati di sentirli solo telefonicamente. In questi quattro anni a Cariati ci siamo integrati e non abbiamo mai avuto problemi. Sappiamo che dobbiamo lavorare e questo lo facciamo con puntualità ed impegno soprattutto per vivere tranquilli". Lucia e Lina rispettivamente di 32 e 31 anni la prima vedova e la seconda divorziata, vengono dall’Ucraina e lavorano da un anno a Cariati. Lucia dice di avere tanta nostalgia del suo paese e la voglia di riabbracciare i propri genitori. Avrebbe voluto trascorrere il Natale nel suo paese, "Purtroppo devo lavorare e non ho la possibilità economica di tornare in Ucraina. Mi mancano le nostre tradizioni e la cucina". Più nostalgica è Lina perché in Ucraina ha lasciato oltre ai genitori una figlia che è in cima ai suoi pensieri. "Sono tranquilla perché sta insieme ai miei genitori, mi sarebbe piaciuto in occasione del Natale averla vicina per farle tanti regali e stringermela al petto. Dobbiamo dire grazie al nostro datore di lavoro che il giorno di Natale ci ha ospitato con la sua famiglia".




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